Un po’ di
storia….
Dovete sapere, che la nostra gara prende il nome dal
Castello che domina Purgessimo…
Fu opinione diffusa fra gli storici del secolo
passato,influenzati soprattutto dagli scritti di J. Von Zahn (1). che i castelli della cerchia morenica
siano sorti attorno ai secoli XI-XII ad opera di feudali tedeschi. In effetti
alcuni toponimi parrebbero suggerire tale origine; ma è possibile rendersi
conto che i feudali tedeschi, giunti in Friuli al tempo di Ottone il Grande
(952) e in seguito per almeno duecento anni, non fecero per lo più che
utilizzare, ampliare e rinforzare difese nate in epoca romana o tardo antica e
spesso riprese in età longobarda. I punti strategici non mutano con il passare
dei secoli o addirittura dei millenni. Per giungere a Forum Julii dalla valle
dell’Isonzo era possibile scendervi da quella del Natisone; i monti che si
ergono allo sfociare della valle nella pianura costituivano ottime specole e
punti di appoggio per milizie da utilizzare alle spalle di chi avesse tentato,
lungo il corso del Natisone, di giungere a Cividale.
Da ciò la nascita di un fortilizio anche sul monte
di Purgessimo, fortilizio che in tempo ottoniano assunse il nome di Gronunberg
o Grümberg (Monte verde) e del quasi dirimpettaio Urusperg sorto poco sopra l’attuale
abitato di Sanguarzo alle falde del monte Bovio. Fino ad ora sono mancati gli
scavi nel sottosuolo di Gronunbergo a confermare la sua origine romana; ma
diremmo che appare convincente essere stata, codesta origine, simile a quella
di Uruspergo, dove gli scavi hanno messo in evidenza le vestigia di tre edifici
sovrapposti, romano il rpimo, longobardo il secondo, e il più superficiale da
attribuirsi al medioevo avanzato. Si vuole che nel 1267 un Giacopo o Jacopo di
Groninberg o Gronenbench abitasse il castello fatto costruire dalla sua
famiglia in tempo imprecisato. Ma già una decina di anni dopo (1276) ne
troviamo proprietario Giovanni de Portis. Nel 1304 Giovanni di Beraldino di
Varmo e Utussio de Portis, con ingente
spesa, rinnovarono pressoché del tutto il fortilizio. Ma quattro anni dopo ne
era solo proprietario Odorico de Portis; e per quanto, pochi mesi prima,
Giovanni e Joppo de Portis avessero ulteriormente fortificato le difese,
Odorico, tratto in inganno, permise a Enrico di Prampero di introdursi nel
castello a capo di milizie nemiche e di danneggiarlo gravemente. Lo restaurò
Federico de Portis nel 1314. Si vuole che nel 1317 il Conte di Gorizia tentasse
di impossessarne per tradimento di un
certo Vargendo o Weriand, custode del fortilizio; scoperto e tratto in prigione
a Cividale con altri complici, il 7 aprile fu impiccato. Negli anni successivi,
fra il 1380 e il 1386, Gronunbergo ebbe a più riprese rafforzamenti sia delle
mura che delle masnade a iniziativa dei Cividalesi ce temevano sorprese di guerra in quell’importante saliente. Nel
1401 era deceduto Nicolò de Portis, marchese di Pietrapelosa e signore di
Gronunbergo.
L’unica sua figlia Adalmotta sposa ad Acelino
Formentoni, signore di Cusano, ebbe per eredità il castello di GronunBergo. Nel
secolo XVI risulta rovinato; vi è pertanto da supporre che successivamente i
Formentoni lo abbiano riattato perché risulterebbe che in varie riprese e fino al 1776 sia stato loro residenza, sia
pure saltuaria. Il 4 settembre di quell’anno da Orazio Formentoni fu ceduto ai
Remondini di Bassano che acquistavano pure il titolo comitale, convalidato
dalla Serenissima. Pare sia stato abitato fino al 1800; i remondini ne
conservarono il possesso fino al 18 gennaio 1854. Ma dall’inizio di quel
secolo, abbandonato, il castello andò rapidamente in rovina.
I resti del castello sono ancora notevoli; furono rilevati nel 1903 dal perito Antonio Miani e dal confronto di tali rilievi con la situazione attuale si può dedurre che da allora a oggi non vi è stato un importante degrado. Sono tuttora in piedi le muri perimetrali a formare un rettangolo di mt. 25 x 19 circa e quindi con un perimetro che si aggira sui mt.88; è una misura ragguardevole, una delle maggiori, a quanto sappiamo, delle domus di quel tempo. E, fatto davvero inconsueto, la parete rivolta ad est, alta ben 18 mt., è pressoché intatta; in cima vi è la corona che sosteneva i merli, tre dei quali si alzano ancora in parte. Lo spessore di questo muro, del tipo a sacco con bei conci squadrati sulle due facce, è di 1,20 come gran parte degli altri muri periferici. Addossato a questa parete, sull’angolo sud-est, vi è altro muro che sommato al precedente raggiunge uno spessore alla base di mt. 2. Pare che questo muro facesse parte di una torre, forse esistente prima che tutta la parete est fosse alzata a proteggere quel fianco, il più esposto del fortilizio. Infatti è rivolto alle retrostanti falde del monte Purgessimo , dalle quali è separato da un fossato scavato nella roccia , largo sugli 8 mt. e un tempo assai più profondo di oggi. La parete rivolta ad ovest costituiva la facciata del castello; alla sua attuale base si apre un portone con arco a volta ribassato , nel cui centro è inserito un mascherone le cui fattezze, assai consunte invero, potrebbero indurre all’idea di una origine protostorica. Questa parete è alta mt. 12 circa presenta un paio di aperture dovute a crolli, forse nei luoghi dove si trovavano finestre. Da tenere presente che davanti al portone sono state accumulate macerie per favorire l’accesso; ma un tempo il portone si apriva con la base a mt. 2,50-3 dal piano di calpestio così che all’ingresso era possibile solo per levatoia , che dalla parte opposta doveva poggiare sul pilastro ora scomparso; ma resta un tratto di muraglia, verso nord-ovest evidentemente disposta a protezione di tale sostegno.
L’ingresso doveva essere provvisto di saracinesca oltre
che di porte in ferro delle quali sussistono fori per i perni di sostegno.
Le due fronti laterali, in parte amputate nei settori più alti, conservano
mensole per sostegno di travi per pavimenti e soffitti. Dal loro assetto diremmo
che il castello era diviso in due piani più il pianoterra: ma la individuazio-ne
precisa è resa difficile dalla maceria accumulatisi all’interno dell’edificio,
specie nel tratto di levante. Probabile tuttavia - e ciò parrebbe dedursi anche dal prospetto
di Miani - che il pianoterra dell’opera seguisse in parte l’andamento del
sottostante piano roccioso, che è
in salita; così che in realtà il pianoterra si svolgeva su tre diverse superfici,
cioè a livelli scalari. La presenza delle macerie rende anche problematico
individuare gli scomparti del palazzo; lo stesso Miani, nella sua pianta avverte
che le linee punteggiate indicano al presunta suddivisione interna del fabbricato.
Per saperne di più non resta dunque che attendere una auspicabile ricerca
per scavo.